FAQ

sulla Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni

e sul ruolo dello Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni

 

 

Le risposte che troverete in questa pagina sono il frutto di un lavoro congiunto tra psicologi che a diverso titolo offrono servizi alle aziende. Abbiamo inserito e pensato alle domande con il duplice obiettivo di offrire un servizio ai colleghi e ai potenziali clienti.

In merito a questioni deontologiche, le risposte presenti vanno considerate orientative. Per casi specifici suggeriamo di chiedere chiarimenti al proprio Ordine Regionale.

La pagina costruita è in aggiornamento periodico. Se hai suggerimenti, contributi o domande da porre, scrivici a info@psicologinazienda.it. Il tuo contributo sarà visibile tra gli autori della pagina.

Pagina aggiornata al mese di gennaio 2017


Chi è lo psicologo del lavoro e delle organizzazioni?

Lo psicologo del lavoro e delle organizzazioni è un esperto di comportamento organizzativo. Tra i diversi professionisti che contribuiscono al buon funzionamento organizzativo, lo psicologo del lavoro è il professionista che più di ogni altro ha pieno titolo per valutare e intervenire sugli aspetti psicosociali che presiedono il complesso funzionamento delle organizzazioni.

Dal punto di vista pratico, lo psicologo del lavoro svolge nelle organizzazioni svolge ruoli connessi con l’attività di acquisizione, sviluppo e gestione del personale.

Per far questo lo psicologo del lavoro ha svolto un percorso di studi specifico, dove ha appreso teorie e modelli psicologici di analisi e intervento psicosociale. Non interviene solo a fronte di problemi dichiarati, ma ha un approccio e uno sguardo anche preventivo. Sa anticipare e disegnare strategie di gestione delle persone, utili sia al buon funzionamento organizzativo, sia alla promozione del benessere in azienda.

Il vocabolario professionale di uno psicologo del lavoro è composto da diversi concetti, tra cui: atteggiamenti, capacità, competenze, performance, motivazione, orientamento, leadership, soddisfazione, sicurezza, coinvolgimento.

 


In cosa si distingue uno psicologo del lavoro rispetto ad altri professionisti in ambito organizzativo?

Lo psicologo del lavoro ha una conoscenza specifica dell’agire umano nei contesti di lavoro. Nel suo lavoro non adotta soluzioni predeterminate di intervento organizzativo, ma opera ponendo attenzione alla specificità di ogni singolo contesto o gruppo con cui si confronta.

Sa leggere i processi sociali presenti nell’ organizzazione e sa individuare e tradurre strategie pragmatiche di intervento all’interno delle aziende.

Le ipotesi e le azioni del suo lavoro, oltre a delle conoscenze specialistiche, si legano costantemente ad un codice deontologico di comportamento. Ciò a garanzia della qualità e del rispetto di tutti gli interlocutori coinvolti. Come previsto dalla legge 56/89, se iscritto all’Ordine degli psicologi, può somministrare questionari di personalità e condurre valutazioni sulle persone previo utilizzo di metodologie volte a questo scopo come l’ assessment center.

Oltre a quanto appena detto, la specificità dello psicologo del lavoro rispetto ad altri professionisti che collaborano all’ interno dell’azienda, consiste soprattutto nella eventuale opportunità di essere punto di riferimento nell’ ascolto e nella gestione di eventuali delicate questioni relazionali e personali che si possono vivere nell’ ordinaria vita lavorativa, e che conseguentemente possono impattare sulla performance.

Inoltre, allo psicologo è riconosciuto il dovere al segreto professionale. Tale strumento di lavoro permette la costruzione di un patto fiduciario importante per la messa in atto di iniziative di condivisione personale, che viceversa non avrebbero modo di essere esposte, e quindi affrontate.

Su questo fronte è netta l’attività distintiva dello psicologo rispetto ad altri professionisti che eventualmente svolgono attività inerenti la gestione e lo sviluppo delle persone nelle aziende.

 


Qual è la specificità dello psicologo del lavoro all'interno di una valutazione stress lavoro-correlato?

Come espresso dal Dlgs 81/08, art. 28, ogni Datore di Lavoro è tenuto obbligatoriamente a procedere ad una valutazione di tutti i rischi, compreso il rischio stress lavoro correlato.

Con una conoscenza e formazione specifica sui fattori umani che danno sostanza all’ ambito lavorativo, lo psicologo del lavoro risulta essere il professionista con il profilo più adeguato per analizzare e intervenire sui fattori psicosociali che compongono la vita delle organizzazioni.

Adottando le linee guida previste, lo psicologo del lavoro, a fronte della sua formazione specifica, propone e implementa strategie di riduzione dei rischi e di miglioramento del benessere sui luoghi di lavoro.

Strumenti che utilizza per questi scopi:

  • Analisi documentali
  • Check list
  • Interviste/colloqui
  • Focus group
  • Test specifici
  • Osservazione

Alla raccolta dei dati, contribuisce facendo ipotesi di intervento e monitorando nel tempo l’efficacia delle azioni adottate.

INAIL linee guida stress lavoro-correlato

 


 

Quanto è riconosciuta la professione di psicologo nelle aziende?

Tradizionalmente in Italia per aspetti legati alla cultura, sussistono stereotipi non sempre accattivanti nei riguardi della psicologia e dello psicologo. Tale aspetto ha contaminato anche l’ambito di intervento organizzativo, portando molti consulenti psicologi del lavoro a non esplicitare nel passato la propria formazione professionale ai propri clienti.

Oggi seppur siano ancora presenti tali stereotipi, la loro intensità si è comunque ridimensionata. Sussiste un maggior riconoscimento della psicologia nelle organizzazioni – come spiega un’ intervista fatta a Maria Giovanna Rotondi pubblicata su questo sito -.

Negli ultimi anni sono avvenuti miglioramenti significativi in merito all’ immagine professionale dello psicologo nelle aziende. Si riconosce allo psicologo una specifica competenza nelle relazioni, nella selezione e valutazione delle persone, così come nella lettura e gestione delle dinamiche relazionali che fanno da sfondo al funzionamento organizzativo.

Tuttavia rispetto ad altri professionisti e ruoli professionali che gravitano nell’ ordinaria vita aziendale, lo psicologo del lavoro è bene che:

  • acquisisca il più possibile le conoscenze legate ad ambiti paralleli a quelli tipici del suo lavoro, per essere facilitato nell’ interpretare il funzionamento aziendale, e nel saper comunicare a più livelli l’importanza dei propri suggerimenti da condurre nell’organizzazione
  • sia in grado di dimostrare al suo committente i benefici del suo intervento in termini di KPI (Key Performance Indicator)

Quali sono gli sbocchi professionali dello psicologo del lavoro e delle organizzazioni?

Lo psicologo del lavoro può trovare spazio all’ interno di tre possibili contesti professionali:

  • Come dipendente di un’ azienda o di una PA
  • Come libero professionista con una sua partita iva
  • Come collaboratore di una società di consulenza – in questo caso può essere inquadrato sia come dipendente, sia come consulente con p.iva. In questo ultimo caso, vi possono essere due tipologie di accordo con la società di consulenza. 1) contratto per collaborazioni solo a chiamata e su progetti specifici 2) collaborazione con contratto di esclusività. Ovvero l’obbligatorietà per periodi discretamente lunghi di prestazione professionale solo con la società di consulenza che ci ingaggia.

Come dipendente di un’azienda lo psicologo del lavoro può svolgere diverse attività, tra cui: selezione, formazione, ma anche indagini di mercato, conduzione di focus group, valutazione del personale, counseling o coaching aziendale. Ma anche occuparsi di sicurezza sul lavoro e valutazione stress lavoro-correlato. In riferimento al contesto organizzativo e alle politiche sul personale che si vogliono perseguire, lo psicologo può svolgere uno o più di questi servizi all’ interno dell’organizzazione. Lo psicologo del lavoro dipendente di una azienda, sempre più spesso può essere incaricato a svolgere il ruolo di HR Manager.

Come libero professionista o come collaboratore di una società di consulenza, lo psicologo del lavoro solitamente viene ingaggiato su progetti temporali definiti. Tra le attività solitamente richieste vi sono: assessment o development center, formazione d’aula, recruiting e selezione, executive coaching (individuale e di team), orientamento professionale, valutazione stress lavoro-correlato. In altri casi lo psicologo del lavoro interviene con progetti più complessi come ad esempio: miglioramento del clima aziendale, progettazione di ruoli e miglioramento dei processi organizzativi, valutazione delle prestazioni.


Quali attività e quali interventi svolgono gli psicologi nelle organizzazioni?

  • Gestione e sviluppo delle Risorse Umane: selezione, formazione, assessment e development center, coaching, counseling
  • Analisi e progettazione dei ruoli e dei processi organizzativi
  • Interventi sulla motivazione e coinvolgimento del personale
  • Valutazione e intervento su percorsi di benessere organizzativo
  • Valutazione e interventi sul miglioramento della sicurezza lavorativa
  • Valutazione e sviluppo delle performance
  • Valutazione stress lavoro-correlato
  • Gestione dei conflitti, negoziazione, sviluppo dell’ assertività comunicativa
  • Progettazione e gestione della comunicazione interne e esterna
  • Analisi di clima e progettazione di programmi di benessere organizzativo
  • Indagini di mercato
  • Studio e costruzione di strumenti specifici per la rilevazione di abilità e attitudini
  • Analisi e progettazione del lavoro dal punto di vista ergonomico

 


Cos'è l' assessment center e chi può condurlo?

Conoscere, gestire e sviluppare il patrimonio di capacità e competenze delle persone che fanno parte di un’ organizzazione, è un tema oramai consolidato in molte aziende anche Italiane. Su questo tema lo psicologo del lavoro è il professionista deputato a condurre attività di Assessment Center (AC) e Development Center (DC), a tutti gli effetti attività diagnostica, come espresso nella sentenza Platè con sentenza definitiva giugno 2006.

“Difatti benché l’attività di ricerca e selezione del personale non sia di esclusiva pertinenza dello psicologo, laddove nella stessa il “selezionatore” integri le informazioni riguardanti l’esperienza professionale dei candidati con un profilo psicologico  compie atti tipici della professione di psicologo”.

L’assessment center (AC), è dunque un metodo diagnostico volto a comprendere il “potenziale professionale” di una persona, ovvero le sue capacità inespresse, con la finalità di indirizzarla verso ruoli spesso più complessi, confacenti con le proprie possibilità. L’ AC utilizza congiuntamente più valutatori e più tecniche di osservazione, risultando a tutti gli effetti una somma di metodi e strumenti organizzati. Tale processo valutativo è quindi volto a predire il comportamento futuro del candidato, ponendosi come strumento predittivo.

Tra gli strumenti utilizzati in un AC vi sono:

  • Role playing a ruoli liberi o strutturati
  • In basket
  • Test attitudinali
  • Test di personalità
  • Business game
  • Fact Finding
  • Public speaking
  • Intervista BEI

Le necessita organizzative che solitamente richiedono l’impiego di un AC possono essere:

  • Individuazione tra il personale già assunto di profili utili per ricoprire posizioni manageriali
  • Valutazione presso una famiglia professionale dei punti di forza e delle debolezze nelle capacità al fine di promuovere interventi di formazione
  • Stimolazione nei candidati all’autoanalisi con lo scopo di incrementare la consapevolezza delle proprie capacità
  • Valutazione di candidati esterni all’organizzazione per un futuro inserimento

 

Per una disamina più approfondita si rimanda ai seguenti testi:

  • Maria Giovanna Rotondi, – “Valutare il potenziale” – IPSOA, 2003.
  • Vittorio Migliori, Annalisa Rolandi, – “Development Center” – ETAS, 2000.
  • William Levati, Maria V. Saraò, – “Psicologia e sviluppo delle risorse umane” -, Franco Angeli, 2002.

 


Per quanto tempo deve essere conservata la documentazione di un assessment center dopo la sua conclusione?

Come previsto nell’articolo 17 del codice deontologico, lo psicologo  è tenuto alla “custodia di appunti, note, scritti o registrazioni di qualsiasi genere e sotto qualsiasi forma, che riguardano il rapporto professionale. Tale documentazione deve essere conservata per almeno i cinque anni successivi alla conclusione del rapporto professionale”.

 


 

Qual è il compenso di uno psicologo del lavoro e delle organizzazioni?

Con il D.L. 1/2012 sono state di fatto abolite le tariffe professionali. Ovvero gli importi minimi e massimi dei diversi servizi erogabili dai professionisti: ingegneri, commercialisti, avvocati e anche psicologi.

Tuttavia restano valide le indicazioni del Codice Civile del nostro ordinamento che stabilisce che le prestazioni professionali vengano riconosciute anche attraverso un adeguato compenso.

A fronte di questo cambiamento legislativo, tuttavia l’Ordine Nazionale degli Psicologi, ha definito una nomenclatura che non avendo tuttavia un riconoscimento in termini di legge, definisce comunque alcune voci di compenso orientativo come previsto ad ogni modo dal nostro codice deontologico – art. 23: “Lo psicologo pattuisce nella fase iniziale del rapporto quanto attiene al compenso professionale. In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’ importanza dell’opera e al decoro della professione”-.

Nella specificità dei servizi erogabili dallo psicologo del lavoro, il suddetto documento traccia le seguenti indicazioni suddivise per voci, e quindi per differenti prestazioni:

PSICOLOGIA DEL LAVORO E DELLE ORGANIZZAZIONI Tariffa minima Tariffa massima
 

Assessment Center (a candidato)

270 euro 930 euro
 

Intervista di selezione del personale (a candidato) – Include: Intervista strutturata di selezione del personale. Colloquio di Career Counseling . Selezione del personale – Include: definizione del fabbisogno e analisi delle mansioni, reclutamento, selezione, colloqui e interviste, test e relazione finale

 

 

 

55 euro

 

 

230 euro

Analisi del fabbisogno formativo e programmazione di corso di formazione e/o di aggiornamento – Include: rilevazione dei fabbisogni formativi, analisi della motivazione, progettazione, realizzazione del corso, monitoraggio e follow-up dell’attività formativa, predisposizione di strumenti di analisi quantitativa e qualitativa, analisi dei risultati e valutazione dei processi di apprendimento.  

 

 

Secondo accordi tra le parti

 

 

 

Secondo accordo tra le parti

 

Sviluppo e gestione psicologica delle risorseumane – Include: analisi dei bisogni, progettazione dell’intervento, costruzione degli strumenti e valutazione dei risultati, tecniche di creatività, soluzione dei problemi e di comunicazione. Analisi organizzativa – Include: mappatura e analisi dei processi e dei ruoli aziendali, revisione organizzativa, definizione dei fabbisogni, indagini di clima organizzativo, interventi di psicologia della sicurezza nei luoghi di lavoro. Consulenza di comunicazione di marketing e pubblicità

 

Secondo accordi tra le parti

Secondo accordi tra le parti

 


Lo psicologo del lavoro che svolge in azienda colloqui con finalità di counseling o coaching, è tenuto al segreto professionale?

Lo  psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale – art. 11 del CD -. Si limita in ogni modo a riferire solo lo stretto necessario in riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale – art. 13 del CD -.

A fronte di colloqui svolti con metodi e finalità differenti (esempio coaching o counselling), i presupposti espressi nei sopracitati articoli restano sempre validi.

Ad un datore di lavoro e/o imprenditore che volesse avere informazioni su come stia proseguendo il percorso con il proprio dipendente, lo psicologo del lavoro può offrire informazioni strettamente necessarie all’obiettivo di lavoro concordato (ad esempio: sviluppo delle capacità di delega, pianificazione, gestione dei collaboratori, ecc.), senza dove entrare nei dettagli degli scambi avvenuti in sede di colloquio. Ad esempio: “La persona dimostra interesse al programma che stiamo affrontando …”, “Le attività si stanno svolgendo regolarmente e secondo quanto concordato …”, “Si è consolidata una buona relazione di scambio e fiducia che sta facilitando il lavoro …”.

Ulteriori informazioni possono essere offerte, ponendo tuttavia sempre in debita considerazione quanto sopra citato: attenendosi quindi all’ obiettivo di lavoro pattuito.

 


Quali conoscenze oltre a quelle specifiche è importante che possegga uno psicologo del lavoro?

È importante che lo psicologo del lavoro e delle organizzazioni, oltre a possedere conoscenze specifiche del suo sapere – esperto di comportamenti organizzativi – possedere anche conoscenze basiche di economia, diritto del lavoro, management, sociologia, compensation, medicina del lavoro e marketing. Seppur non sia richiesto un approfondimento specifico delle suddette aree, è utile possedere una circostanziata conoscenza che possa permette allo psicologo del lavoro di saper sia dialogare con altri professionisti, si di saper meglio “leggere” il contesto entro cui opera.

 


Come si avvia la professione di psicologo del lavoro e delle organizzazioni?

A conclusione del percorso studiorum e l’iscrizione all’ Ordine della regione presso la quale si presume di svolgere con maggior frequenza la propria professione, si apre l’opportunità di entrare nel mondo del lavoro.

Innanzitutto il tirocinio rappresenta già da sé un importante esperienza che può offrire occasioni professionali. Questa esperienza professionalizzante, va a tutti gli effetti considerata come opportunità da giocarsi in termini di visibilità delle proprie capacità e della propria motivazione. Può difatti nascere successivamente alla conclusione del percorso, una collaborazione estemporanea, così come di lungo termine talvolta. Il tirocinio quindi è potenzialmente il primo luogo di “avvio” al mondo del lavoro.

Contribuiscono a produrre potenziali occasioni professionali la partecipazione a percorsi di formazione post laurea, che al di là dei contenuti specifici comunque utili, se ben scelti, permettono di ampliare la propria rete di conoscenze professionali. Così come la partecipazione a convegni e congressi, che spesso utili nei loro contenuti, possono anche alimentare le probabilità di scambio e incontro con altri professionisti che potrebbero nel tempo portare a collaborazioni. La rete di conoscenze sia attraverso colleghi psicologi ma non solo, risulta fondamentale.

Difatti il Dlgs. 81/04 ha sancito l’obbligo della valutazione stress lavoro-correlato nelle aziende Italiane. L’eventualità di conoscere un RSPP o un medico competente può facilitare la presentazione di un intervento di valutazione, ed eventualmente di intervento organizzativo.

L’ingresso nel cosiddetto mondo del lavoro è comunque importante che non avvenga a caso, ma sia direzionato in primis da quale valore si vuole individualmente portare al mercato come professionista psicologo/a del lavoro. E’ una domanda importante che potrà aprire strategie diverse di azione. Uno strumento utile su cui ragionare e il “Business Model Canvas“.

Premesso ciò, le strade che si possono percorrere sono quelle relative appunto della libera professione, o assunzione diretta presso una società come dipendente.

In entrambi i casi, è importante nel corso del tirocinio aprire un proprio account su Linkedin, fornendo le informazioni relative al proprio percorso di studi, tesi di laurea, esperienza di tirocinio in corso o concluso con esperienze fatte su attività specifiche. Da aggiornare con periodicità.

Si possono alle stesso modo aprire opportunità di inserimento all’ interno di aziende. Generalmente medio-grandi, per ricoprire ruoli specifici. Ricoprire col tempo ruoli più gestionali per lo psicologo del lavoro rispetto ad altre figure professionali diventa più impegnativo, se nel tempo non coltiva conoscenze anche economiche e legislative, al di là delle capacità e attitudini personali.

Nel frattempo, senza dubbio vanno raccolte le eventuali proposte professionali anche meno vicine al proprio interesse, per acquisire tuttavia strumenti, linguaggi e esperienza del mondo organizzativo.

 


Lo psicologo del lavoro è tenuto all'aggiornamento ECM?

L’ECM – Educazione Continua in Medicina – è un sistema di aggiornamento del professionista sanitario obbligatorio per i dipendenti dell’S.S.N., e per coloro che collaborano a vario titolo con il Servizio Sanitario Nazionale o con strutture private accreditate o convenzionate con esse.

Ad oggi – dicembre 2016 – non sussiste per lo psicologo del lavoro inteso come colui che offre le sue prestazioni professionali in ambito organizzativo sia come dipendente di una società privata, sia come libero professionista, l’obbligo dei crediti ECM.

Il presente tema sarà a breve ridiscusso dagli organi competenti – Conferenza Stato Regioni – per il triennio prossimo: 2017-2019.


 

A questa pagina hanno contribuito :

  • Laura Fumagalli – Psicoterapeuta e Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni
  • Lorenzo Rizzieri – Psicoterapeuta e Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni
  • Marcella Offeddu – Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni
  • Massimiliano Massaro – Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni
  • Marzia Dazzi – Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni
  • Michela Pajola – Psicoterapeuta e Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni
  • Nadia Osti – Psicoterapeuta e Psicologa del Lavoro
  • Silvia Semprini – Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni